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Difenditi come una Montagna
Sorgi come il Sole
Muori come un Eroe

mercoledì 7 settembre 2011

LE SETTE SFERE DEL DRAGO.......

Il Codice dei Creatori:2° PARTE
di Dino Vitagliano
Il popolo sumero conserva memorie ancestrali degli Anunnaki, che forgiarono l’uomo grazie al potere del serpente, lasciando nel nostro corpo una linea genetica che regna incontrastata da allora.
Il mito della creazione di Adamo ed Eva descritto nella Genesi prende le mosse dalle tavolette cuneiformi, eredi a loro volta di un sapere più antico.
Nel pantheon sumero ricettacolo di suprema conoscenza era EN.KI/E.A ("colui la cui casa è l’acqua"), che amava l’uomo e lo aiutò ad evolvere da semplice creatura ad essere senziente, contrastato dal fratello EN.LIL. L’effige del dio era una freccia stilizzata enucleante il termine BUZUR, "detentore dei segreti" e "detentore dei metalli", con allusione alla segreta arte alchemica. Nella Bibbia il medesimo vocabolo è nahash, "serpente", correlato alla progenitrice Eva, tradotta come "vita", "serpente femmina", "Signora del serpente" e "madre di tutti i viventi". La lingua araba chiama il rettile al-ayyah, "il vivificante", omofono ad Allah, suggerendo in tal modo che gli antichi contemplassero un’Energia Madre quale scaturigine della vita. Un testo ebraico sostiene che Eva generò Caino insieme ad Enki, mentre Abele nacque dall’unione con Adamo. Il segno posto su Caino, di dinastia regale, era la rosacroce simboleggiante la Coppa delle Acque, l’utero femminile.
Verso l’Albero della Vita
Enki si rivolge ad Eva nel giardino dell’Eden spingendola a gustare i frutti dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, istoriato allegoricamente nei sigilli cilindrici come deità con rami simili a sinuosi spermatozooi e alla vagina: con l’energia sessuale controllata l’uomo ascende al cielo. Il messaggio si completa in altri bassorilievi di epoca assira raffiguranti uomini di rango elevato che montano la guardia ad un apparato simile alla spina dorsale e reggono in mano una pigna, la pineale.
Nel racconto di Adapa, l’Adamo biblico, è scritto: "La conoscenza Enki gli diede, ma non l’immortalità". Difatti Enlil, scoperto lo stratagemma del fratello, scaccia la coppia divina dall’Eden, negandogli l’accesso all’Albero della Vita. Secoli più tardi l’eroe Gilgamesh partirà verso mondi lontani per carpire agli dèi l’ultimo segreto. Quale? Gli adepti di Enki ritrassero il dio con due enormi serpenti in foggia di veste attraversata da bande orizzontali, la doppia elica del DNA e i suoi quattro composti organici. Sotto di lui l’ankh egizia, la vita eterna. Tradizioni sudamericane parlano di Tomapa, che prediceva il futuro con una croce ansata. Il suo nome significherebbe "colui che ha in sé l’Albero della Vita da cui si tagliano verghe magiche". Clonazione deriva dal greco kloon, ramoscello. Troppe le coincidenze.
Il maestro della stella bianca
In nessuna parte del globo ha raggiunto tanta potenza come in Mesoamerica il culto del Serpente Piumato. Furono gli Olmechi a introdurlo con gli attributi suoi propri, il pettorale a sette punte a forma di conchiglia e il glifo di Venere, che si combinano per dar luogo ad un preciso simbolismo astronomico. L’animale rappresenta, nel contempo, il veicolo spaziale lucescente che emette fiamme e brilla velocissimo nella notte, secondo la descrizione che farà Sanconiatone di Berito nella sua Storia Fenicia.
Il dio Kukulkàn, Serpente Piumato dai colori dell’arcobaleno (Quetzalcòatl per gli Aztechi), era considerato dai Maya il creatore dell’uomo, colui che infuse l’impulso evolutivo ai nativi del Messico. Dalla pelle chiara con la barba, sua madre lo concepì dopo aver ingerito uno smeraldo, nascita tipica dei grandi avatàr. Promulgò leggi giuste e insegnò la scienza astronomica attraverso il sacro calendario dal ciclo di 52 anni legato a Venere e alle Pleiadi.
In vita si oppose al feroce Tezcatlipoca, il quale lo costrinse a partire definitivamente, con la promessa però di ritornare instaurando una nuova èra. Raggiunta la riva celeste dell’acqua divina e abbigliatosi sontuosamente, si immolò nel fuoco e disparve su una zattera di serpenti, per ricomparire otto giorni dopo sotto forma della stella Venere. Anche in Nepal si venera una divinità distesa sopra dei rettili dal soprannome di Narayan, "colui la cui casa è l’acqua". La piramide–tempio di Quetzalcòatl a Teotihuacan presenta maschere serpentiformi del dio accanto a conchiglie di area caraibica.
Fuoco dalle Pleiadi
Andrew Collins ha visitato a Cuba, secondo lui l’antica Atlantide, la prima di sette caverne a Punta de l’Este, segnata con graffiti di una cometa serpentiforme che genera anelli concentrici. Il sito ha due fori per registrare sin da epoche arcaiche il transito di Venere, pianeta connesso alla costellazione delle Pleiadi, simboleggiata presso i Maya dal sonaglio del serpente. Tra gli abitanti locali è viva la memoria di un asteroide caduto migliaia di anni prima nel Mar dei Caraibi, descritto come un gigantesco rettile infuocato, e antiche tradizioni ebraiche sul Diluvio Universale narrano che "le acque superiori precipitarono nello spazio creatosi quando Dio rimosse due stelle dalla costellazione delle Pleiadi". Gli Olmechi sostengono che l’umanità sia emersa dall’interno di grotte, a imitazione delle quali costruirono i loro osservatori stellari sotterranei. Sembra quasi che gli ignoti artisti vogliano attirare la nostra attenzione sui misteriosi pittogrammi, unico indizio che punta ai cieli. Che altro sappiamo di loro? Esiste un’eredità perduta di cui non abbiamo sentore? La risposta ai molti interrogativi giace nelle giungle tropicali.
La stirpe di Ahau Can
Nel Popol Vuh dei Maya si parla di numerose tribù madri fuggite nell’oscurità dalle sette caverne di Aztlàn, nel lontano est. Tutto fa pensare ai sopravvissuti di una catastrofe planetaria che ha coperto di tenebra il pianeta, effetto creatosi in seguito ad un impatto cometario. I sedici Libri di Chilam Balaam ricordano, invece, l’arrivo nello Yucatan in tempi remoti di uomini biondi barbuti dalla carnagione bianca e gli occhi azzurri, giunti a bordo di zattere che scintillavano come le squame di un rettile. Erano guidati da Itzamna, che guariva con l’imposizione delle mani e donava la vita ai defunti. I sacerdoti si facevano chiamare chanes, "serpenti", o ah-tzai, "popolo del serpente a sonagli". Gli stranieri tributavano un’importanza enorme al rettile, il Crotalus durissus durissus, conosciuto come Ahau Can, il "Gran Signore Serpente" e venerato parimenti nell’intera America.
Fu il motivo geometrico della sua pelle, rombi attraversati da una croce, a ispirare l’architettura sacra (come nei fregi di Uxmal) e l’orientamento ai quattro punti cardinali delle strutture maya. Il simbolo vivente è il tempio di Kukulkàn a Chichén Itzà, ove la luce solare ai due equinozi crea sulla scalinata nord un suggestivo serpente formato da sette triangoli splendenti, il dorso del crotalo. L’animale compie la muta della pelle una volta l’anno quando il Sole nello Yucatan è allo zenit a metà luglio, acquisendo nel contempo un nuovo sonaglio. Cambia poi i denti ogni venti giorni, associabili a un particolare computo temporale maya. Come controparte delle brillanti Pleiadi, ricordava il nuovo ciclo ad opera della costellazione sorta prima di Venere nel 3.114 a.C., data di inizio del calendario mesoamericano. Cerimonia solennizzata dall’accensione di un fuoco sacro sopra la statua di Chac Mool a Chichén Itzà, fiancheggiata da statue di rettili giganti con la coda a sonagli disposti ad L. Anche il sito di Tiahuanaco, in Bolivia, era progettato come un grandioso orologio stellare e il fregio sulla Porta del Sole identifica una camera segreta sotto la piramide Akapana dominata dal serpente, simbolo della conoscenza suprema.
Un rito sconcertante introdotto dai chanes è la deformazione del capo dei bambini nobili, per conferir loro inusitate doti intellettive e l’aspetto degli dèi serpente. Significativi i crani allungati rinvenuti pressochè in tutto il globo, dall’America all’Egitto. Anche Pacal, il sovrano maya di Palenque, presentava le medesime caratteristiche e la maschera di giada che copriva il suo volto nella cripta sotterranea è incisa con squame serpentine, mentre sui pilastri del Tempio delle Iscrizioni compaiono donne con un bambino in braccio la cui spina dorsale si prolunga in un rettile. Inoltre, combinando le figure della lastra di Palenque, Cotterell ha individuato la sequenza mitologica del serpente piumato nelle sue manifestazioni.
La schiera dei Vigilanti
L’eco degli dèi serpente giunge sino i compilatori dell’Antico Testamento. Il Libro di Enoch e il Libro dei Giganti (apocrifi derivanti dal Libro di Noè) descrivono l’arrivo sul pianeta di duecento Vigilanti capeggiati da Semyaza che si uniscono alle donne terrestri generando esseri semidivini. Rivelano agli uomini i misteri celesti quali la metallurgia e la scrittura, nonché l’immunità ai veleni dei rettili. L’aspetto dei Vigilanti viene chiarito da un’altra opera apocrifa, Il Testo di Amran, ove il padre di Mosè s’imbatte in creature dal volto di vipera, riprodotte anche nelle statuine della cultura Ubaid in Mesopotamia. La Genesi definisce gli strani esseri "figli Dio" e non correttamente "figli delle dee", e la loro prole nephilim, giganti, in realtà i discendenti del serpente. Un'altra variante del mito di Kukulkàn è Votan, dei Guardiani della razza di Can. Se questi ultimi fossero i Vigilanti, non è casuale l’accostamento tra chan, Can e Caino.
Il Figlio dell’Universo
Il sapere giunto dal cielo si trasmise alle scuole iniziatiche del Medio Oriente, cui era affiliato Mosè. Celebre l’episodio del patriarca che forgia un serpente di rame nel deserto contro un’epidemia di serpenti ai danni degli Israeliti. Chiunque avesse posato lo sguardo sull’amuleto sarebbe guarito all’istante. Da qualificate ricerche mediche è emerso che il radionucleide rame – 62 è un "emettitore di positroni" benefico per il sangue e gli altri composti del metallo potenziano le cellule viventi. L’immagine del rettile che salva dalle infermità verrà ripresa secoli più tardi dal Vangelo di Giovanni che fa dire a Gesù: "E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così dev’essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chi crede in lui avrà la vita eterna". Al tempo di Erode circolava la leggenda che una vergine giudea, identificata in Maria, fosse stata visitata da un serpente. Come Quetzalcòatl, Gesù si definiva la stella del mattino, compiva miracoli e possedeva l’arte di incantare i rettili appresa nei suoi viaggi in India. Accostarlo alla famiglia dei chanes sarebbe azzardato, ma è quanto ha fatto Le Plongeon, il quale sostiene che siano di origine maya le parole del Maestro sulla croce: "Hele hele Lama, zabac tani", cioè "Ora, ora sto svenendo, le tenebre coprono il mio volto".
La gnosi cristiana è fermamente convinta che ognuno di noi nasca come un serpente destinato a strisciare sulla Terra per raggiungere alfine le stelle. La setta degli Ofiti (dal greco ojiV, serpente) affermava che l’uomo, nato da un uovo e da un serpente, replica l’Universo mentre il nostro intestino richiama la forma dell’animale. Da qui il significato simbolico del labirinto e l’osservazione delle viscere a scopo divinatorio. I Sethiani chiamavano "serpente" il potere creatore, che plasma sibilando tramite la vibrazione sonora, il Logos.
La tredicesima costellazione
I culti orfici, sviluppatisi in Grecia nel V–IV sec. a.C., propugnano la stessa dottrina asserendo che in principio esisteva soltanto la Notte scura da cui prese forma un grande vento nelle sembianze del serpente Ofione, che unitosi all’oscurità generò l’Uovo primordiale. Secondo eminenti studiosi dei princìpi pitagorici, il rettile è "il fluido vitale della procreazione, il midollo spinale che si credeva assumesse forma di serpente". Ancora al filosofo greco si deve la credenza che la colonna vertebrale dell’uomo si tramutasse alla morte in un serpente.
Gli Ofiogeni, antica popolazione dell’Ellesponto, facevano risalire la loro discendenza ad un rettile unitosi con la regina Alia. Lo stesso accadde per gli Ateniesi, che inizialmente si definivano Cecropidi, attribuendo la nascita della polis al fondatore serpente Cecrope e al figlio Erittonio. La civiltà minoica, di stampo matriarcale, adorava una dea che stringe due serpenti, assimilata più tardi dalla bellicosa Atena, che subentrò a Cecrope nella protezione della capitale ateniese.
La divinità intimamente legata al serpente è il dio della medicina Asclepio, che riportò in vita il figlio di Minosse strofinandovi sopra un’erba medicamentosa rivelatagli da un rettile. Nel santuario di Kos, in Asia minore, veniva costantemente nutrito e adorato in suo onore l’animale sacro. I Romani credevano nel genius loci in forma di serpente che accompagnava l’individuo in vita e tracciavano dei serpenti in un luogo per renderlo puro. Alla sua morte, Asclepio viene assunto in cielo trasformandosi in Ofiuco, che appare nel firmamento come un uomo con il caduceo che stringe un serpente, l’omonimo gruppo stellare. Il mito personifica la tredicesima costellazione originaria dello Zodiaco, destinata a ricomporre il destino astrologico dell’essere umano nella faticosa esplorazione della Galassia ove regna la quiete assoluta.
Riti delle origini
Il culto del serpente è al giorno d’oggi più vivo che mai. In Tanzania, il zoologo Fred Carnochan è stato iniziato alla misteriosa casta dei guaritori immuni al morso del rettile grazie alla profonda conoscenza dei sieri vegetali ancor oggi sconosciuti ai medici ortodossi, mentre in Mali la popolazione dogon compie cerimonie rituali millenarie in onore degli esseri serpente provenienti da Sirio. Nel Volta, invece, le donne gravide visitano la casa decorata da rettili.
Gli indiani Moki del New Mexico eseguon la danza della pioggia indossando sonagli rumorosi e tenendo serpenti vivi tra i denti, custoditi per diversi giorni in camere sotterranee e immersi, come gli iniziati, nell’acqua consacrata. Nel sito maya di Copán, la scultura di un dio è scolpita nella stessa posa. Anche in Italia, a Coccullo (Abruzzo), si svolge la processione della statua di San Domenico avviluppata da serpenti vivi, cerimonia tributata all’antica dea Angizia. E l’elenco potrebbe continuare.
Siate furbi come serpenti
Il viaggio termina qui. L’intento primario era mostrare il fascino segreto che il serpente ha esercitato sui nostri predecessori, consci del ruolo che ogni creatura ricopre all’interno del Macrocosmo grazie alla vita che si manifesta nella sua totalità. La nostra ricerca, lungi dall’essere completa per l’incredibile vastità del materiale, è suscettibile di cambiamenti ed apre il campo a numerosi e interessanti sviluppi. Centro d’interesse rimane sempre l’uomo, erede della sapienza universale che, ignaro, possiede le chiavi del cambiamento nella struttura biologica del suo stesso corpo. Il nostro cervello consta di tre strati sovrapposti il primo dei quali collegato al midollo, era prerogativa dei rettili primordiali apparsi sul pianeta Terra milioni di anni fa. Potenziando il suo pensiero, l’uomo pone in essere il grande cambiamento che gli antichi misteri insegnavano tramite i Maestri. Gesù lascia un messaggio importante nel Quinto Vangelo di Tommaso: "I farisei e gli scribi hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Essi non sono entrati e non hanno lasciato entrare quelli che lo volevano. Voi però siate furbi come serpenti e semplici come colombe"

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